Vita da editor – parte 2

Prima di continuare leggi la puntata numero 1 qui

Era una notte buia e temp… No, troppo usato.
Aveva i capei d’oro a l’au… No, troppo classico.
Vuolsi così colà dove si puo… No, troppo Dante.

Hai presente il blocco dello scrittore? Ne ho vissuto uno simile recentemente. Mille idee come al solito, nemmeno a dirlo, ma il problema era che non sapevo da dove cominciare.

Se hai due minuti ora ti racconto cosa mi è successo. Tazza di caffè bollente macchiato sulla destra, pc acceso su una pagina vuota del sito, cursore che lampeggia da un po’. Mani alzate sulla tastiera, che fanno tanto pianista ma, essendo io minuta, al massimo potrei suonare la pianola della Chicco.

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Io che aspetto prima di un appuntamento con un cliente. Occhiaie incluse.

Aspetto per un po’ così. Non cambia nulla. So cosa voglio scrivere e un po’ inizio a digitare, ma poi mi blocco e cancello tutto all’istante. E riscrivo. E ricomincio. Da pianista sono passata a Penelope, solo che lei tesseva trame di tessuti, io trame di articoli.

Poi il telefono vibra. Stacco un attimo gli occhi dallo schermo del pc e passo allo schermo dello smartphone. È un messaggio di un’autrice con cui sto portando avanti un percorso, che mi fa i complimenti per una trovata che le ho suggerito.

Mi risiedo al pc, dopo averle risposto, ed ecco che l’articolo si scrive da solo.

Questo articolo. Grazie, scrittori, per darmi sempre la carica giusta. Il rapporto tra editor e autore è qualcosa di unico e speciale.

Fammi sapere cosa ne pensi. Seguimi su Instagram e Facebook: @fgservizieditoriali. Per collaborazioni o informazioni clicca qui

Bookgramers: lo storytelling passa dai social

Caro lettore, continuano le interviste su FG Servizi Editoriali. Oggi ho il piacere di presentarti, come mie ospiti, tre donne molto attive su Instagram che, con i loro profili, parlano delle letture e dei libri ai fan. Possiamo chiamarle bookgramers.

E queste solo le loro storie.

Le vostre pagine su Instagram hanno nomi molto particolari: La Lettrice Segreta, Ottoecinque e Il club dei lettori solitari. Da dove derivano?

Lettrice Segreta: Il nickname “La Lettrice Segreta” mi accompagna da quasi quattro anni. Quando, a febbraio 2014, decisi di aprire il mio blog letterario Le Parole Segrete dei Libri non volevo firmare ogni articolo con nome e cognome. Optai quindi per una identità misteriosa, ma che profumasse di carta e inchiostro. Da qui è nato tutto: anche se negli anni ho poi rivelato la mia identità, firmare ogni articolo e ogni foto come la Lettrice Segreta è diventato parte di me.

Il club dei lettori solitari: Mi piaceva l’idea di riunire in un club virtuale chi, come me, vive la lettura come un’esperienza intima accompagnata dalla sola compagnia dei personaggi delle storie che leggiamo.

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Otto e cinque: un appuntamento irrinunciabile su Instagram.

Ottoecinque: La scelta del nome è stata piuttosto veloce. Volevo che fosse in italiano, semplice da ricordare e che si prestasse a diventare un hashtag personale, in grado di identificarmi. Alla fine ho optato per Ottoecinque perché è l’ora della giornata che preferisco, quella in cui posso finalmente mettermi sul divano e rilassarmi un po’… Magari con un buon libro!

Quali sono le linee editoriali e le strategie che usate per pubblicare e ricevere like su Instagram?

Lettrice Segreta: Non c’è una vera e propria strategia: pubblico ciò che mi piace. Affido al mio gusto personale e all’istinto la scelta di cosa mettere online e cosa no. Quando devo pubblicare una foto cerco di trasformare le idee che passano per la mia mente in scatti e poi fra i tanti scelgo ciò che mi soddisfa al 100%. Magari se penso a qualcosa di più particolare in mente, provo anche un piccolo lavoro di fotoritocco. Il segreto è sempre divertirsi e far trasparire se stessi nelle fotografie.

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Il logo del Club dei Lettori Solitari. Com’è nato? Lo scopriremo insieme la prossima settimana.

Il club dei lettori solitari: Il blog è nato per dare consigli di lettura, per condividere le letture e le relative opinioni sui titoli scelti. Cerco di pubblicare almeno una foto al giorno di libri che, chiaramente, non sono sempre quelli che sto leggendo perché sarebbe impossibile! Quindi almeno un libro a settimana in lettura, più altri che hanno trama o titolo o di cui l’autore ha a che fare con un determinato argomento o avvenimento del giorno. Ultimamente sto dedicando post e foto anche alla sezione primavera del blog (dedicata agli autori emergenti) e sto testando il ritorno che potrebbero avere post e foto di una potenziale futura sezione “non solo libri”.

Ottoecinque: La pagina è nata da poco, per cui ancora non ho una linea editoriale del tutto definita. Quello che cerco di fare è di pubblicare sempre alla stessa ora (le Ottoecinque, per l’appunto) almeno 3-4 volte alla settimana, con l’esclusione del sabato. A differenza di tutti gli altri giorni, in cui posto fotografie dei libri che ho letto, la domenica è dedicata agli aforismi e alle frasi celebri sulla lettura, e la foto è in bianco e nero anziché a colori.

Da dove nasce la passione per i libri?

Collage LA LETTRICE SEGRETA

La Lettrice Segreta: libri, tazzine e bellissimi disegni.

Lettrice Segreta: Il mio amore per la lettura è nato relativamente tardi, quando avevo diciott’anni. I libri sono entrati nella mia vita esattamente nel momento in cui avevo bisogno di loro, mi sono aggrappata alle pagine quando la mia esistenza stava crollando in tanti piccoli pezzi. Carta e inchiostro (e l’affetto di chi mi ha sempre voluto bene) li hanno pazientemente ricuciti insieme. Parlare di letteratura ed editoria online è il mio modo per “sdebitarmi”, ma soprattutto per condividere con altri questa grande passione e incontrare bibliofili di ogni angolo del globo.

Il club dei lettori solitari: Non saprei di preciso. Senza dubbio c’è una buona dose di background familiare: i miei genitori hanno sempre letto e in casa ci sono tanti libri da quando ero piccola; anche i miei nonni avevano una biblioteca invidiabile e capitava che trascorressi dei pomeriggi con la nonna a riordinare i libri per autore; infine un po’ di merito è da attribuire a un’ottima insegnante di lettere alle superiori.

Ottoecinque: La passione per i libri nasce sicuramente dai miei genitori. Casa loro è sempre stata piena di libri, pensa che c’è uno stanzino dedicato alla lettura che chiamavamo “la biblioteca”! Mia mamma e mio papà mi hanno sempre incoraggiata a leggere: ho iniziato dai libri che trovavo sparsi per casa e non ho più smesso.

La seconda parte dell’intervista la troverai martedì 24 sulla sezione blog. Hai anche tu domande per le bookgramers? Inviamele

In salotto con il self – parte 2

Caro lettore di FG Servizi Editoriali, giovedì ci eravamo lasciati con la prima parte dell’intervista a Gianmario Mattei. Oggi continua a raccontarci il suo racconto nel viaggio dell’editoria, dal selfpublishing all’approdo in casa editrice.

Gianmario, quanto è stato difficile non essere supportato da una casa editrice?

È stato molto difficile sotto tutti gli aspetti che riguardano la pubblicazione di un libro. Prima di tutto la parte tecnica, perché un autore nel suo scrivere non si rende conto di molti errori che commette, sia di lingua che di trama narrativa. A seguire la fase di promozione e pubblicizzazione, perché i canali di cui possono usufruire i self sono pochi rispetto a quelli a cui può accedere una vera e propria CE. In ultimo aggiungere il confronto sull’opera tra lo scrittore, editore e correttore di bozze che risulta molto utile nel rendere fluida la storia, nitidi i personaggi e comprensibile la lingua.

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Se potessi tornare indietro, rifaresti lo stesso percorso?

Assolutamente sì. Consiglio di farlo a tutti coloro che vogliono approcciarsi per la prima volta al mondo della scrittura, senza però rimanere impantanati nel mondo del self. Inoltre, consiglio ai novizi di essere sempre molto critici con se stessi e di fare tesoro di tutte le critiche sui propri lavori, siano esse negative o positive.

Cosa comporta iniziare la carriera da scrittore da solo?

Principalmente si commettono tre errori: il primo, comune a tutti gli esordienti, è quello di emulare in tutto e per tutto lo stile del proprio scrittore preferito, senza porsi troppe domande sullo stile o sui meccanismi narrativi utilizzati e il perché questi funzionino egregiamente; il secondo è quello di cercare di trarre ispirazione dal cinema o dalle serie TV, senza riuscire però a comprendere i meccanismi che gestiscono le porzioni standard delle trame; terzo, il non volersi confrontare apertamente con gli altri scrittori.

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Nel corso del tempo hai pubblicato anche con una casa editrice e, tra poco, ti troveremo nelle nuove uscite con un altro romanzo. Hai un approccio diverso alla scrittura o è solo cambiato il modo di pubblicazione?

 

L’intero processo creativo è rimasto immutato, poiché è singolare e peculiare per ogni autore. Quel che è cambiato è il modo in cui scrivo: è tutto molto più ragionato, ogni frase e ogni parola posata con cura; ciò è frutto di una dura autocritica e del saper ascoltare i consigli degli altri. Poi tanto studio, sia di testi specifici che dei classici, da cui possiamo solo continuare a imparare.

3 pro e 3 contro di pubblicare autonomamente.

 Pro:

  • Prezzo basso dell’opera (anche se secondo me molti self sopravvalutano in tutto i loro libri, anche nel prezzo);
  • Possibilità di farsi conoscere;
  • Possibilità di confrontarsi direttamente con altri autori e migliorarsi.

Contro:

  • Testi scadenti;
  • Trame scadenti e ripetitive;
  • Poca cura dei dettagli di contorno dell’opera (a mio avviso girano copertine davvero imbarazzanti).

Un motivo per comprare un self e uno per comprare un autore “classico”.

Al momento non è possibile fare questa distinzione, poiché molte delle trame dei libri pubblicate dalle case editrici, sia medie che grandi, fanno da stampo ai self. Quindi l’unica differenza è nellediting complessivo del prodotto finito (quindi a favore del “classico”). Chi vuole trovare self di qualità deve rovistare molto nelle ceste “digitali”, senza farsi ingannare dalle recensioni farlocche che si accompagnano ai testi ma dando credito a qualche blog letterario che fa ancora seriamente il duro lavoro di critica letteraria.

Caro lettore, anche questa intervista è finita, ma non perderti la prossima su FG Servizi Editoriali. Fammi sapere cosa ne pensi. Per collaborazioni o informazioni clicca qui.

 

Tartarughe all’infinito – John Green

È approdato nelle librerie italiane fisiche e virtuali l’atteso nuovo romanzo, edito da Rizzoli, di John Green: Tartarughe all’infinito. L’amatissimo e pluripremiato autore di Cercando Alaska e Colpa delle stelle ci racconta la storia di Aza con una lucidità dirompente e coraggiosa, in un romanzo che parla di amore, di resilienza e della forza inarrestabile dell’amicizia.

Ltarta trama: Indagare sulla misteriosa scomparsa del miliardario Russell Pickett non rientrava certo tra i piani della sedicenne Aza, ma in gioco c’è una ricompensa di centomila dollari e Daisy, Miglior e Più Intrepida Amica da sempre, è decisa a non farsela scappare. Punto di partenza delle indagini diventa il figlio di Pickett, Davis, che Aza un tempo conosceva ma che, pur abitando a una manciata di chilometri, è incastrato in una vita lontana anni luce dalla sua. E incastrata in fondo si sente anche Aza, che cerca con tutte le forze di essere una buona figlia, una buona amica, una buona studentessa e di venire a patti con le spire ogni giorno più strette dei suoi pensieri.

 

 

Ringrazio per la preziosa segnalazione Regin Radiosa. Fatemi sapere il vostro pensiero. Per collaborazioni o informazioni cliccate qui.

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Vita da editor – parte 1

Ti alzi la mattina, bella riposata dopo aver dormito su un cuscino memory foam – preso “in prestito” dalla mamma – e, dopo due secondi netti, eccola là. Ti guarda, ti assale. Delle volte ti assale senza averti guardato nemmeno. Non ha il coraggio, questa qua.

L’ansia.

L’ansia è una cattiva consigliera per la vita di tutti i giorni, soprattutto se lavori in modo autonomo. Non hai un collega su cui contare o qualcuno con cui fare due risate per far scendere il panico. No, no. Hai scelto questo lavoro, pacchetto completo. Con tutti i pro e tutti i contro. Dal canto mio posso dire che sono più i pro, perché adoro il mio lavoro, ma anche i contro non scherzano.

Francesca Giuliani

Per esempio, dicevamo, la mattina ti svegli sul tuo memory foam e pensi: “L’avrò programmato bene l’articolo?”. E da lì all’interrogarsi su tutto l’universo e il cosmo interi è un attimo. L’ho chiusa la macchina? Ho dato da mangiare al pesce rosso? L’ho comprato, alla fine, ‘sto pesce rosso?

Ma poi, sapete cosa succede? Succede che, dopo aver preso il caffè, accendo il pc, leggo le mail, aggiorno la fan page. Insomma, mi metto a lavorare. E così, tutto d’un tratto, l’ansia svanisce. Perché, se ami quello che fai, potrai anche essere una persona ansiosa ma tutto sembrerà andare meglio. Anche se il pesce rosso è rimasto nel negozio.

Clicca qui per la seconda puntata. Fammi sapere cosa ne pensi. Per collaborazioni o informazioni clicca qui

 

In salotto con il self

Cari lettori di FG Servizi Editoriali, dopo l’intervista a Cristina Tata voglio proporvi degli interessanti spunti sul mondo del selfpublishing e dell’editoria “classica”, raccontati proprio da chi si è affidato a questa strada all’inizio della sua carriera: Gianmario Mattei.

Credo sia necessario premettere che inizialmente non mi sono approcciato all’arte della scrittura con l’obbiettivo di diventare uno scrittore, bensì per sopperire alla necessità di sfogare pensieri e considerazioni personali, entrambi troppo intimi per parlarne ad altri. L’atto di far scorrere la punta della penna sulla carta e lasciare che l’inchiostro desse forma ai turbamenti dell’anima attraverso le parole è divenuto, per me, un atto liberatorio, una necessità irrinunciabile, cui ancora non posso fare a meno.

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Sta di fatto che tale necessità è mutata rapidamente e mi ha spinto a tentare di scrivere una vera e propria storia in cui quei miei pensieri potessero essere resi pubblici attraverso dei personaggi di pura invenzione. Basandomi solo sull’impegno e la tenacia, senza nessuna conoscenza delle tecniche di scrittura, salvo quelle che potevo dedurre dai libri che avevo letto, ho iniziato a buttar giù il mio primo romanzo, il dark fantasy James Every – La caduta di Saalbard. Ma un libro per essere considerato tale deve essere letto da altri e così ho deciso di partecipare a un concorso, indetto da una nota piattaforma digitale appartenente a un’altrettanto famosa casa editrice. Quel che più desideravo era un giudizio, invece sono riuscito a vincere e il libro è stato pubblicato e distribuito. Peccato che quella prima edizione sia andata in stampa senza essere stata sottoposta a editing.

Poco mi importava di tutto ciò, poiché quel che desideravo erano giudizi sul mio lavoro e questi poco a poco sono arrivati. Per primi gli amici, come sempre per gli emergenti, da lettori critici del genere, mi hanno fatto notare molti errori di trama, oltre a quelli grammaticali, su cui ho riflettuto moltissimo per porvi rimedio.

Io.jpgIniziato così, a un anno esatto dall’uscita del romanzo, a riscriverlo da capo perché intendevo inviarlo a delle vera e proprie casa editrice e conoscere quale fosse il parere. Molte hanno risposto nell’arco di tre mesi, altre dopo sei mesi e così via, fino a quando oltre ai pareri non sono arrivate delle proposte di pubblicazione da parte di tre vere e proprie case editrici, tra cui quella con cui ho sottoscritto il mio primo contratto editoriale.

Venendo al dunque: ho sempre considerato il self come il trampolino di lancio verso il pubblico, niente più, e mal sopporto chi si ostina nell’autopubblicazione accusando le case editrici di non apprezzare a pieno le loro “fantamirabili” opere letterarie. Purtroppo delle volte le opere, lo dico per esperienza diretta, vengono rifiutate per un motivo principale: sono storie stupide scritte in maniera pessima e che, oltretutto, non avranno mai mercato.

Il resto dell’intervista lo potrete trovare martedì 17 su FG Servizi Editoriali. Fatemi sapere il vostro pensiero. Per collaborazioni o informazioni cliccate qui.

 

L’importanza del self – intervista a Cristina Tata

Cari lettori di FG Servizi Editoriali oggi vi propongo l’intervista fatta all’autrice Cristina Tata, selfpublisher convinta, che ci parlerà della sua scelta editoriale e di cosa comporta dal punto di vista dello scrittore. Questa è la sua presentazione:

Mi chiamo Cristina Tata, Ho 36 anni e vivo in provincia di Milano. Sono sposata e sono mamma di due bambini (ormai adolescenti in verità!). Lavoro da quindici anni nel settore del commercio, ma la mia vera passione sono da sempre i libri. Lo scorso Novembre ho pubblicato il mio primo romanzo dal titolo “È una vita che sogno di amarti”, la cui protagonista è una ragazza goffa, insicura e alla continua ricerca di conferme, ma alla quale non manca l’ironia e un po’ di spirito autocritico.

Prima di continuare vi ricordo che tra pochi giorni terrò a Roma un seminario sul copywriting. Chi fosse interessato può leggere maggiori informazioni qui.

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Cristina Tata mostra il suo libro di esordio autopubblicato

E ora torniamo alla nostra intervista. Cristina, da dove nasce la passione per i libri e, in particolare, per la scrittura?

In realtà non saprei dire di preciso da dove nasce questa mia passione; so per certo di averla sempre avuta, sin da adolescente, o probabilmente ancor prima. Forse anche perché la casa dei miei genitori era piena di libri di ogni genere. Quindi non mi sono mai mancati romanzi e tomi di vario genere da sfogliare; e probabilmente era proprio quel loro aroma inconfondibile di stampa ad attrarmi. La passione per la scrittura è arrivata anch’essa da sé.
Negli anni scolastici mi è sempre piaciuto molto scrivere temi. Ricordo ancora bene il fatto che io fossi l’unica della classe a essere sempre festante quando la prof li assegnava come compito! Poi scrivevo poesie, lettere, cominciavo racconti, ma mai nulla di serio; sentivo solo la necessità di mettere nero su bianco i miei pensieri. Finché un paio di anni fa circa ho cominciato a far confluire le idee e da lì ha preso vita il mio romanzo di esordio.

Hai scelto di pubblicare in autonomia, ovvero senza essere spalleggiata e, in qualche modo, protetta da una casa editrice. Sei una selfpublisher; cosa ti ha portato a questa strada?

Sì, sono un’autrice self, e non mi pesa ammetterlo! In verità non è stata una scelta molto ponderata. Fino all’ultimo non avevo ancora ben chiaro a quale casa editrice affidarmi per la pubblicazione. Poi, quasi per caso, sono venuta a conoscenza della possibilità di autopubblicarsi. Quella delle piattaforme on-line era una realtà che fino ad allora ignoravo. Mi sono informata in merito e ho visto un potenziale; senza pensarci troppo mi sono buttata!

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Fai parte di un gruppo su Facebook dedicato a chi come te pubblica in selfpublishing. Puoi parlarcene?

Su Facebook, da alcuni autori self pubblicati da Youcanprint (la mia “casa editrice”), è nata l’idea di creare un gruppo denominato Autori Youcaniani di cui anche io sono entrata poi a far parte. Grazie a questo gruppo ho avuto la possibilità di fare esperienze importanti, come la partecipazione alla Fiera del Libro di Milano o il Salone di Torino. Il gruppo nasce con l’intento di condividere l’esperienza dell’autopubblicazione e di trovare insieme nuove idee per migliorarsi, migliorando al tempo stesso la visibilità degli scrittori che ne fanno parte; senza la pretesa di pensare che ci siano degli autori di serie A e altri di serie B, ma stando tutti a pari livello, ognuno con le proprie conoscenze e il proprio bagaglio, la propria voglia di fare, cercando di supportarci e di portare avanti la nostra passione che è ovviamente la scrittura.

Il tuo romanzo si chiama “È una vita che sogno di amarti”. Com’è nato e come si è sviluppato?

Come anticipavo prima, nel mio romanzo di esordio ho un po’ cercato di mettere insieme idee e bozze scritte in diversi periodi di tempo. Spesso mi capitava di avere un input e buttarlo lì su un foglio per caso; scrivevo qualche riga sul pc e poi nulla… Pian piano ho poi capito che avrei potuti realmente crearne qualcosa di concreto e che forse il “sogno nel cassetto” che avevo sin da bambina poteva realizzarsi. Ma soprattutto che volevo scrivere, scrivere, scrivere…

In un articolo pubblicato sul settimanale Donna Moderna hai affermato, giustamente, che il tuo romanzo ha dovuto subire diverse modifiche prima della pubblicazione. Ti va di parlarcene?

È una vita che sogno di amarti” è classificato come romance, ma io dico sempre che le classificazioni di genere non mi piacciono molto, perché credo che all’interno di un libro ci sia sempre di più rispetto a ciò che può rivelare un’etichetta. Per lo meno è così per quel che mi riguarda, tant’è che anche a dispetto del titolo, l’amore funge solo da sottofondo alla storia, mentre i temi principali sono senz’altro le paure e le insicurezze che hanno un po’ tutte le donne, soprattutto nell’approcciarsi ai sentimenti.

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Credi che avresti apportato dei cambiamenti diversi se avessi pubblicato con una casa editrice?

La fase della correzione, una volta terminata la stesura, è stata parecchio difficoltosa, dal momento che non mi sono affidata a un professionista di servizi editoriali, e forse questa col senno di poi è l’unica cosa che eviterei. Correggere il proprio libro non è semplice, non si ha il giusto occhio critico per poterlo fare e, ovviamente, avendolo scritto si fatica anche a trovare errori e refusi nel testo.
Io stessa prima di mandarlo in stampa l’ho riletto più e più volte, e quando ho ricevuto la prima copia a casa (non so descrivere l’emozione!), sfogliandolo ho notato subito errori che ho dovuto poi rivedere. Sono senza dubbio una persona molto puntigliosa e l’idea che il mio romanzo contenesse errori, seppur di battitura o distrazione, non mi andava proprio giù!
Non credo sinceramente che il mio libro sarebbe stato diverso se avessi pubblicato con una casa editrice tradizionale. Ovviamente non saprò mai se l’editing fatto da una c.e. mi avrebbe imposto dei cambiamenti. Forse questo è uno dei motivi che mi hanno portato alla scelta del self. Non di sicuro perché temessi un confronto, come purtroppo molto spesso sento dire nei confronti degli autori autopubblicati, o perché avessi paura di un loro rifiuto. Purtroppo il selfpublishing è visto ancora come un ripiego per coloro che non hanno il “coraggio” di passare al vaglio delle c.e. tradizionali. Di questo ho anche parlato nel breve articolo uscito sul settimanale Donna Moderna.

Quale sarà il tuo prossimo passo editoriale? Un altro romanzo (spero) sempre in self?

Il mio prossimo passo sarà la pubblicazione di un secondo romanzo. Ho già qualcosina in cantiere, anche se purtroppo la totale mancanza di tempo non mi permette di dedicare la giusta attenzione e concentrazione alla scrittura; e poi devo ammettere che sono ancora parecchio presa dalla sponsorizzazione del primo! Comunque è molto probabile che la pubblicazione sarà sempre self, ma è troppo presto per dirlo…

Grazie Cristina e grazie lettori! Al prossimo articolo! Vi aspetto a Roma e sui social

Francesca Giuliani torna a presentare i nuovi servizi offerti

La bellissima intervista a cura di Riccardo Mainetti.

Recensioni Librarie in Libertà

Salve a tutti!

Oggi ritroviamo una vecchia, si fa per dire e carissima amica: Francesca Giuliani, che oggi torna tra noi per presentare i nuovi servizi da lei offerti. Ma ora è giunta l’ora di cedere la parola a Francesca:

Per iniziare vorresti presentarti a quanti tra i frequentatori di questo blog non ti conoscessero ancora?

Buongiorno a tutti cari lettori! Mi chiamo Francesca Giuliani, ho 25 anni e sono una correttrice di bozze cresciuta a pane e libri. Lavoro come freelance da diverso tempo e ho accumulato tanta esperienza nel trattamento dei romanzi. Vorrei precisare che il blog è solamente una piccola parte del sito, dove ogni settimana posto degli aggiornamenti su argomenti di letteratura e comunicazione. Sono alla continua ricerca di nuovi stimoli, gli aggiornamenti in questo mestiere non devono mai mancare perché la moda e le tecnologie cambiano continuamente e un professionista, come me, deve…

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Scrivere online. Copywriting

copywriter

s. ingl. (pl. copywriters); in it. s.m. e f. inv. (o pl. orig.), pr. adatt.anche abbr. copy
  • • Ideatore e redattore di messaggi pubblicitari (testi, sceneggiature ecc.) SIN creativo
  • • a. 1963

Questa è la definizione del Sabatini Coletti. Eppure mi sento di aggiungere qualcosa. Il copywriter è colui che anima un testo, lo rende vivo e, soprattutto, indimenticabile. Chi di voi non ricorda alcuni slogan di pubblicità? Scommetto che basta dirvi frasi come “Carmencita, chiudi il gas e vieni via” o “Così tenero che si taglia con un grissino” o “Che mondo sarebbe senza Nutella?” per ricordarvi immediatamente quegli spot e quegli slogan. È tutto merito di ottimi copywriters che hanno creato frasi in grado di entrarvi nel cuore e nella mente. Con gli anni il lavoro del copy è cambiato, si è evoluto e si è spostato soprattutto su internet.

Parlerò proprio di questo nel corso sul copywriting che terrò il giorno 7 ottobre a Roma presso MAIS ONLUS (Piazza Manfredo Fanti 30, 00185, a pochi passi dalla stazione Termini).

Di seguito il programma:

– copywriting, dalla carta stampata alla penna digitale;
– a chi è diretto il copywriting;
– scrivere per il web: contenuti e qualità del linguaggio;
– la scelta delle parole: ammalia e persuadi;
– i colori su internet;
– immagini, loghi, gif e video;
– Facebook, Instagram e Twitter: croce e delizia;
– in tre parole: lo slogan perfetto;
– call to action: incita i tuoi utenti all’azione (e alla fidelizzazione);
– netiquette;
– esercizi pratici.

Il seminario sarà introdotto da Ines Caloisi, esperta di politiche europee e presidente e fondatrice TIA Formazione. Clicca qui per leggere il bando del seminario e qui per maggiori informazioni. Ti aspetto!

CONTATTI:
Tel. 3318247773, 3713210587
Email: info@tia-org.eu