L’importanza del self – intervista a Cristina Tata

Cari lettori di FG Servizi Editoriali oggi vi propongo l’intervista fatta all’autrice Cristina Tata, selfpublisher convinta, che ci parlerà della sua scelta editoriale e di cosa comporta dal punto di vista dello scrittore. Questa è la sua presentazione:

Mi chiamo Cristina Tata, Ho 36 anni e vivo in provincia di Milano. Sono sposata e sono mamma di due bambini (ormai adolescenti in verità!). Lavoro da quindici anni nel settore del commercio, ma la mia vera passione sono da sempre i libri. Lo scorso Novembre ho pubblicato il mio primo romanzo dal titolo “È una vita che sogno di amarti”, la cui protagonista è una ragazza goffa, insicura e alla continua ricerca di conferme, ma alla quale non manca l’ironia e un po’ di spirito autocritico.

Prima di continuare vi ricordo che tra pochi giorni terrò a Roma un seminario sul copywriting. Chi fosse interessato può leggere maggiori informazioni qui.

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Cristina Tata mostra il suo libro di esordio autopubblicato

E ora torniamo alla nostra intervista. Cristina, da dove nasce la passione per i libri e, in particolare, per la scrittura?

In realtà non saprei dire di preciso da dove nasce questa mia passione; so per certo di averla sempre avuta, sin da adolescente, o probabilmente ancor prima. Forse anche perché la casa dei miei genitori era piena di libri di ogni genere. Quindi non mi sono mai mancati romanzi e tomi di vario genere da sfogliare; e probabilmente era proprio quel loro aroma inconfondibile di stampa ad attrarmi. La passione per la scrittura è arrivata anch’essa da sé.
Negli anni scolastici mi è sempre piaciuto molto scrivere temi. Ricordo ancora bene il fatto che io fossi l’unica della classe a essere sempre festante quando la prof li assegnava come compito! Poi scrivevo poesie, lettere, cominciavo racconti, ma mai nulla di serio; sentivo solo la necessità di mettere nero su bianco i miei pensieri. Finché un paio di anni fa circa ho cominciato a far confluire le idee e da lì ha preso vita il mio romanzo di esordio.

Hai scelto di pubblicare in autonomia, ovvero senza essere spalleggiata e, in qualche modo, protetta da una casa editrice. Sei una selfpublisher; cosa ti ha portato a questa strada?

Sì, sono un’autrice self, e non mi pesa ammetterlo! In verità non è stata una scelta molto ponderata. Fino all’ultimo non avevo ancora ben chiaro a quale casa editrice affidarmi per la pubblicazione. Poi, quasi per caso, sono venuta a conoscenza della possibilità di autopubblicarsi. Quella delle piattaforme on-line era una realtà che fino ad allora ignoravo. Mi sono informata in merito e ho visto un potenziale; senza pensarci troppo mi sono buttata!

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Fai parte di un gruppo su Facebook dedicato a chi come te pubblica in selfpublishing. Puoi parlarcene?

Su Facebook, da alcuni autori self pubblicati da Youcanprint (la mia “casa editrice”), è nata l’idea di creare un gruppo denominato Autori Youcaniani di cui anche io sono entrata poi a far parte. Grazie a questo gruppo ho avuto la possibilità di fare esperienze importanti, come la partecipazione alla Fiera del Libro di Milano o il Salone di Torino. Il gruppo nasce con l’intento di condividere l’esperienza dell’autopubblicazione e di trovare insieme nuove idee per migliorarsi, migliorando al tempo stesso la visibilità degli scrittori che ne fanno parte; senza la pretesa di pensare che ci siano degli autori di serie A e altri di serie B, ma stando tutti a pari livello, ognuno con le proprie conoscenze e il proprio bagaglio, la propria voglia di fare, cercando di supportarci e di portare avanti la nostra passione che è ovviamente la scrittura.

Il tuo romanzo si chiama “È una vita che sogno di amarti”. Com’è nato e come si è sviluppato?

Come anticipavo prima, nel mio romanzo di esordio ho un po’ cercato di mettere insieme idee e bozze scritte in diversi periodi di tempo. Spesso mi capitava di avere un input e buttarlo lì su un foglio per caso; scrivevo qualche riga sul pc e poi nulla… Pian piano ho poi capito che avrei potuti realmente crearne qualcosa di concreto e che forse il “sogno nel cassetto” che avevo sin da bambina poteva realizzarsi. Ma soprattutto che volevo scrivere, scrivere, scrivere…

In un articolo pubblicato sul settimanale Donna Moderna hai affermato, giustamente, che il tuo romanzo ha dovuto subire diverse modifiche prima della pubblicazione. Ti va di parlarcene?

È una vita che sogno di amarti” è classificato come romance, ma io dico sempre che le classificazioni di genere non mi piacciono molto, perché credo che all’interno di un libro ci sia sempre di più rispetto a ciò che può rivelare un’etichetta. Per lo meno è così per quel che mi riguarda, tant’è che anche a dispetto del titolo, l’amore funge solo da sottofondo alla storia, mentre i temi principali sono senz’altro le paure e le insicurezze che hanno un po’ tutte le donne, soprattutto nell’approcciarsi ai sentimenti.

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Credi che avresti apportato dei cambiamenti diversi se avessi pubblicato con una casa editrice?

La fase della correzione, una volta terminata la stesura, è stata parecchio difficoltosa, dal momento che non mi sono affidata a un professionista di servizi editoriali, e forse questa col senno di poi è l’unica cosa che eviterei. Correggere il proprio libro non è semplice, non si ha il giusto occhio critico per poterlo fare e, ovviamente, avendolo scritto si fatica anche a trovare errori e refusi nel testo.
Io stessa prima di mandarlo in stampa l’ho riletto più e più volte, e quando ho ricevuto la prima copia a casa (non so descrivere l’emozione!), sfogliandolo ho notato subito errori che ho dovuto poi rivedere. Sono senza dubbio una persona molto puntigliosa e l’idea che il mio romanzo contenesse errori, seppur di battitura o distrazione, non mi andava proprio giù!
Non credo sinceramente che il mio libro sarebbe stato diverso se avessi pubblicato con una casa editrice tradizionale. Ovviamente non saprò mai se l’editing fatto da una c.e. mi avrebbe imposto dei cambiamenti. Forse questo è uno dei motivi che mi hanno portato alla scelta del self. Non di sicuro perché temessi un confronto, come purtroppo molto spesso sento dire nei confronti degli autori autopubblicati, o perché avessi paura di un loro rifiuto. Purtroppo il selfpublishing è visto ancora come un ripiego per coloro che non hanno il “coraggio” di passare al vaglio delle c.e. tradizionali. Di questo ho anche parlato nel breve articolo uscito sul settimanale Donna Moderna.

Quale sarà il tuo prossimo passo editoriale? Un altro romanzo (spero) sempre in self?

Il mio prossimo passo sarà la pubblicazione di un secondo romanzo. Ho già qualcosina in cantiere, anche se purtroppo la totale mancanza di tempo non mi permette di dedicare la giusta attenzione e concentrazione alla scrittura; e poi devo ammettere che sono ancora parecchio presa dalla sponsorizzazione del primo! Comunque è molto probabile che la pubblicazione sarà sempre self, ma è troppo presto per dirlo…

Grazie Cristina e grazie lettori! Al prossimo articolo! Vi aspetto a Roma e sui social

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