In salotto con il self

Cari lettori di FG Servizi Editoriali, dopo l’intervista a Cristina Tata voglio proporvi degli interessanti spunti sul mondo del selfpublishing e dell’editoria “classica”, raccontati proprio da chi si è affidato a questa strada all’inizio della sua carriera: Gianmario Mattei.

Credo sia necessario premettere che inizialmente non mi sono approcciato all’arte della scrittura con l’obbiettivo di diventare uno scrittore, bensì per sopperire alla necessità di sfogare pensieri e considerazioni personali, entrambi troppo intimi per parlarne ad altri. L’atto di far scorrere la punta della penna sulla carta e lasciare che l’inchiostro desse forma ai turbamenti dell’anima attraverso le parole è divenuto, per me, un atto liberatorio, una necessità irrinunciabile, cui ancora non posso fare a meno.

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Sta di fatto che tale necessità è mutata rapidamente e mi ha spinto a tentare di scrivere una vera e propria storia in cui quei miei pensieri potessero essere resi pubblici attraverso dei personaggi di pura invenzione. Basandomi solo sull’impegno e la tenacia, senza nessuna conoscenza delle tecniche di scrittura, salvo quelle che potevo dedurre dai libri che avevo letto, ho iniziato a buttar giù il mio primo romanzo, il dark fantasy James Every – La caduta di Saalbard. Ma un libro per essere considerato tale deve essere letto da altri e così ho deciso di partecipare a un concorso, indetto da una nota piattaforma digitale appartenente a un’altrettanto famosa casa editrice. Quel che più desideravo era un giudizio, invece sono riuscito a vincere e il libro è stato pubblicato e distribuito. Peccato che quella prima edizione sia andata in stampa senza essere stata sottoposta a editing.

Poco mi importava di tutto ciò, poiché quel che desideravo erano giudizi sul mio lavoro e questi poco a poco sono arrivati. Per primi gli amici, come sempre per gli emergenti, da lettori critici del genere, mi hanno fatto notare molti errori di trama, oltre a quelli grammaticali, su cui ho riflettuto moltissimo per porvi rimedio.

Io.jpgIniziato così, a un anno esatto dall’uscita del romanzo, a riscriverlo da capo perché intendevo inviarlo a delle vera e proprie casa editrice e conoscere quale fosse il parere. Molte hanno risposto nell’arco di tre mesi, altre dopo sei mesi e così via, fino a quando oltre ai pareri non sono arrivate delle proposte di pubblicazione da parte di tre vere e proprie case editrici, tra cui quella con cui ho sottoscritto il mio primo contratto editoriale.

Venendo al dunque: ho sempre considerato il self come il trampolino di lancio verso il pubblico, niente più, e mal sopporto chi si ostina nell’autopubblicazione accusando le case editrici di non apprezzare a pieno le loro “fantamirabili” opere letterarie. Purtroppo delle volte le opere, lo dico per esperienza diretta, vengono rifiutate per un motivo principale: sono storie stupide scritte in maniera pessima e che, oltretutto, non avranno mai mercato.

Il resto dell’intervista lo potrete trovare martedì 17 su FG Servizi Editoriali. Fatemi sapere il vostro pensiero. Per collaborazioni o informazioni cliccate qui.

 

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